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Grigi amori, il colore della difficoltà di amare ne Gli amori difficili di Italo Calvino

Italo-Calvino
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Amori difficili che non accadono o, come dice Calvino, non riescono ad accadere, per quella «difficoltà di comunicazione», quella «zona di silenzio» che si insinua nei rapporti umani.

Storie d’amore, o meglio, di non-amore, che non riescono a decollare, a trovare attuazione e fissarsi nel reale, rimanendo nella zona dell’evanescenza e dell’inconsistenza.

È per questo che Calvino le chiama “avventure”. L’avventura ha nel suo significato il fascino e la casualità dell’incertezza e non a caso deriva dal latino adventura, ovvero “ciò che accadrà”. E appunto ciò che accadrà  (ma che puntualmente non accade) caratterizza i tredici racconti contenuti in quella che è diventata la prima parte del volume omonimo.

Il soldato, il bandito, la bagnante, l’impiegato e gli altri diventano attori di storie fortemente dilatate nel tempo e nello spazio della scrittura le quali raggiungono un vertice di pathos che puntualmente sfocia nel nulla che accade (o meglio non accade).

Nell’avventura del viaggiatore la descrizione del viaggio verso l’amata delinea quasi i contorni di un rapporto amoroso: l’ansia e la trepidazione del contatto e dell’incontro, il pensiero del corpo e del volto dell’amata in cui affogare come in un mare di dolcezza, cancellano i disagi di un intrepido viaggio che persino il rumore del treno accompagna come la musica di un moto amoroso

Ed era con un moto amoroso, di carezza, che il treno cominciava a scorrere tra i pilastri delle pensiline, sbisciava tra le radure ferrate degli scambi, si buttava nel buio, e diveniva la stessa cosa dell’impeto che Federico aveva fino allora sentito dentro di sè[1]

 Ma nella realtà della pagina nessun incontro accade, nessun atto amoroso, e la donna di Roma amata da Federico rimane un nome senza volto, Cinzia.

Il fotografo Antonino Paraggi cerca di racchiudere l’amore in ossessive istantanee di vita e gesti ma, ironia della sorte, neanche l’amore fotografato per il Calvino de Gli amori difficili può trovare attuazione sulla carta, può fissarsi e accadere sulla pagina.

Stava sbagliando tutto da principio. Quell’espressione quell’accento quel segreto che gli sembrava d’esser lì lì per cogliere sul viso di lei era qualcosa che lo trascinava nelle sabbie mobili degli stati d’animo, degli umori, della psicologia: era anche lui uno di quelli che inseguono la vita che fugge, un cacciatore dell’inafferrabile, come gli scattatori d’istantanee.[2]

L’unica via possibile, ad amore inevitabilmente perduto, rimane paradossalmente quella di fotografare fotografie

Esaurite tutte le possibilità, nel momento in cui il cerchio si chiudeva su se stesso, Antonino capì che fotografare fotografie era la sola via che gli restava, anzi la vera via che lui aveva oscuramente cercato fino allora.[3]

Il lettore Amedeo Oliva vive in sospeso tra la vita vera e la vita romanzesca dei libri che divora convinto che sia quella l’unica vita che valga la pena di essere vissuta. Tanto che, quando l’amore gli passa accanto, Oliva non riesce a riconoscerlo e rimane bloccato tra l’impeto di lasciarsi andare ad un rapporto amoroso e quello di continuare una lettura sospesa

Da tempo Amedeo tendeva a ridurre al minimo la sua partecipazione alla vita attiva. Non che egli non amasse l’azione, anzi dell’amore per l’azione erano nutriti tutto il suo carattere e i suoi gusti; eppure, d’anno in anno, la smania d’esser lui a fare scemava, scemava, tanto che veniva da chiedersi se mai egli questa smania avesse avuta davvero […]Oltre la superficie della pagina s’entrava in un mondo in cui la vita era più vita che di qua, da questa parte: come la superficie del mare che ci divide da quel mondo azzurro e verde, crepacci a perdita d’occhio, distese di fine sabbia ondulata, esseri mezzo animale e mezzo pianta.[4]

Anche quando l’amore riesce a realizzarsi e a trovare attuazione (come nel caso dell’Avventura degli sposi), subentra il grigio della vita difficile (titolo non a caso della seconda parte del volume). I due sposi vivono vite parallele in cui non riescono ad incontrarsi, a vivere la quotidianità di una vita coniugale in cui di fatto finiscono per non conoscersi, affondando nell’abisso dell’assenza e della mancanza. Calvino è abile nel raccontare la vicenda con la semplicità dell’ironia malinconica che regala un sorriso amaro, la tenerezza dei dettagli e dei gesti quotidiani  di una vita che non può essere altro che d’un unico colore, il grigio della fabbrica dove i due sposi (ad orari alterni) lavorano.

Elide lavava i piatti, riguardava la casa da cima a fondo, le cose che aveva fatto il marito, scuotendo il capo. Ora lui correva le strade buie, tra i radi fanali, forse era già dopo il gasometro. Elide andava a letto, spegneva la luce. Dalla propria parte, coricata, strisciava un piede verso il posto di suo marito, per cercare il calore di lui, ma ogni volta s’accorgeva che dove dormiva lei era più caldo, segno che anche Arturo aveva dormito lì, e ne provava una grande tenerezza.[5]

È il grigio in effetti il colore degli amori difficili, il grigio che colora atmosfere cittadine, stati d’animo, viaggi, strade, storie. Il grigio è anche il colore dell’inesistenza, della non apparenza, della sospensione (di fatto non è né bianco né nero).

Non mancano poi momenti di poeticità che danno spazio alla voce del Calvino più lirico come, nell’Avventura del poeta, il viaggio in canotto verso la grotta dell’isola meridionale che fa da scenario all’avventura.

L’isolotto aveva rive alte, di roccia. Sopra cresceva la macchia fitta e bassa della vegetazione che resiste vicino al mare. Nel cielo volavano i gabbiani. Era una piccola isola vicino alla costa, deserta, incolta […]. Giù sotto le rocce l’acqua, in quelle giornate senza un’onda, era d’un azzurro acuto, limpida, attraversata fino in fondo dai raggi del sole.[6]

Ma nonostante la bellezza che gli si mostra davanti agli occhi, il poeta Usnelli non riesce a tradurre tale meraviglia in parole e l’amore rimane solo una parola non detta, una poesia non scritta.

Per lui, essere innamorato di Delia era stato sempre così, come nello specchio di questa grotta: essere entrato in un mondo al di là della parola. Del resto, in tutte le sue poesie, non aveva mai scritto un verso d’amore; neanche uno.[7]

Non manca poi il gioco combinatorio e l’incastro, divertimento tipico del Calvino scrittore del labirinto, come nell’Avventura del miope (il cui gioco ad incastro consiste nella prospettiva diversa del togliersi o mettersi gli occhiali) o nell’Avventura dell’automobilista (in cui le vicende del triangolo amoroso costituito da individui chiamati X,Y,Z, dà vita ad infinite possibilità e labirintiche soluzioni).

Gli amori difficili sono realistico affresco dell’Italia degli anni ’50 (periodo al quale con molta probabilità si riferiscono i racconti), di un’umanità disillusa e senza sogni, di un’umanità che ha perso la strada e in cerca di una via di fuga. In un panorama del genere, che Calvino con sguardo smaliziato ma acuto fotografa, l’unico amore possibile è quello che non accade, quello difficile per l’appunto, di una difficoltà che è del silenzio, della distanza e dell’abisso di mancanze, di non detto e di non vissuto in cui precipitano rapporti umani sempre più fragili.

[1] I. Calvino, Gli amori difficili, Mondadori, Milano, p. 62.

[2] Ivi, p. 51.

[3] Ivi, p. 57.

[4] Ivi, p. 76.

[5] Ivi, p. 113.

[6] Ivi, p. 114.

[7] Ivi, p. 117.

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