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Kafka sulla spiaggia: la biblioteca dei mantra di Murakami Haruki tra profezia e sogno

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Dopo un lungo viaggio, non si ritorna mai a sé senza cambiamenti. La vita ci cambia in mille modi ed è soltanto quando sembra aver finito che ci svegliamo, e facciamo parte di un mondo nuovo. Lo stesso che si dispiega agli occhi del protagonista di Kafka sulla spiaggia alla fine della sua lunga storia. Una storia, che come ogni viaggio, è sempre anche l’inizio di qualcosa, e mai solo una fine.

Kafka sulla spiaggia è considerato uno dei capolavori di Murakami che con la sua scrittura evanescente, elegante e suggestiva crea un’opera visionaria, apocalittica e onirica.

Come ha affermato Giorgio Amitrano, leggere Kafka sulla spiaggia è come entrare ad occhi aperti in un sogno, fatto di profezie e visioni, perché come una profezia e una visione deve averlo pensato il suo autore. E non sorprende i lettori più affezionati questa curiosa incursione nei meandri del supernaturale, del mistero, dell’onirico, dimensioni molto care allo scrittore giapponese.

Qui Murakami supera i limiti dell’impensabile, spingendosi oltre i confini del bene e del male, della vita e della morte, del reale e dell’immaginario e lasciando come spesso accade qualcosa in sospeso. Chi cercasse di fissare Kafka sulla spiaggia all’interno di una trama ben delineata ed entro i limiti dello spiegabile e del comprensibile, perderebbe solo tempo. Ci sono libri che non vanno necessariamente capiti e che chiedono solo di essere accolti per quello che sono. Immagini che lasciano il segno e vogliono essere solo piccoli insegnamenti, piccoli mantra da portare con sé. È questo che Kafka sulla spiaggia vuole essere, una biblioteca tascabile dove conservare tutto ciò che si è perduto e allo stesso tempo, tutto ciò che si può ancora essere

Tutti perdiamo continuamente tante cose importanti […] Occasioni preziose, possibilità, emozioni irripetibili. Vivere significa anche questo. Ma ognuno di noi nella propria testa – Sì, io immagino che sia nella testa – ha una piccola stanza dove può conservare tutte queste cose in forma di ricordi. Un pò come le sale della biblioteca, con tanti scaffali. E per poterci orientare con sicurezza nel nostro spirito, dobbiamo tenere in ordine l’archivio di quella stanza: continuare a redigere schede, fare pulizie, rinfrescare l’aria, cambiare l’acqua ai fiori. In altre parole, tu vivrai per sempre nella tua biblioteca personale.[1]

 Se poi si volesse provare a fare ordine nel caos di inquietudine e visioni che è il romanzo, se ne potrebbero rilevare alcuni motivi ricorrenti e trainanti.

Primo fra tutti il motivo della letteratura come rifugio e salvezza perfettamente espresso nel luogo simbolo della biblioteca, la quale assolve non a caso all’interno del romanzo disparati ruoli: è nascondiglio ma anche epicentro in cui si snodano gli avvenimenti più cruciali e importanti e in cui non a caso finiscono per incontrarsi alcuni dei personaggi principali. Per Tamura Kafka la biblioteca Kōmura è il luogo del bene (contrapposto a quello del male, rappresentato dalla casa paterna), in cui ritrovare pace e serenità, protetto dalla coltre dell’odore di libri e degli innumerevoli mondi che la letteratura sa donarci per contrapporli a quello reale.

Torno nella sala di lettura, sprofondo nel divano e ancora una volta mi immergo nel mondo delle Mille e una notte. E la realtà che mi circonda, come in una dissolvenza cinematografica, sparisce progressivamente. Resto solo, e penetro fra le pagine del libro. Questa è la sensazione che più amo in assoluto.[2]

Non mancano poi le consuete presenze musicali, indici del posto importante che la musica occupa sia nella vita che nella scrittura di Murakami. Prince, Radiohead, Led Zeppelin, Duke Ellington, gli immancabili Beatles, i Cream sono soltanto alcuni dei nomi rilevabili nelle pagine del romanzo. La musica ha in Murakami una forte componente ricreativa, è balsamo alle cicatrici dell’anima, fonte di rivelazione, sorgente di purificazione

Steso sul letto, con le cuffie ascolto Prince. Mi concentro su questa musica così stranamente priva di pause. La prima batteria mi lascia nel bel mezzo di Little Red Corvette. La musica scompare come se fosse stata inghiottita dalle sabbie mobili. Mi tolgo le cuffie e ascolto il silenzio. Il silenzio è una cosa che si ascolta. Lo scopro per la prima volta.[3]

Di particolare rilievo è qui la presenza di Beethoven, il suo Trio dell’Arciduca è non solo oggetto di digressioni e disquisizioni musicali (care allo scrittore giapponese, amante e conoscitore di musica) ma colonna sonora di momenti epifanici, di liberazione e commozione

Hoshino andrò nel soggiorno e mise il cd con il Trio dell’Arciduca. Non appena risuonarono le prime note, dagli occhi di Hoshino cominciarono a scorrere, copiose, le lacrime. Una quantità inarrestabile. Cavolo, da quanto tempo sarà stato che non piangevo?, si chiese. Ma non riuscì a ricordarsene.[4]

In Kafka sulla spiaggia inoltre, Murakami decide di scandagliare il mondo animale. Lo fa alla sua maniera, attraverso l’evanescenza e la leggerezza della sua scrittura che annulla le distanze tra sogno e realtà (per cui quando si legge non si sa mai se si sta sognando o si sta vivendo). Il mondo animale è analizzato attraverso la metamorfosi e l’immedesimazione, la creazione di un nuovo mondo (o sottomondo), il microcosmo vitale dei gatti (il gatto è non a caso l’animale prediletto dallo scrittore giapponese) in cui mostrare con viva partecipazione la vita difficile e le sofferenze che gli animali senza parola vivono ogni giorno. È per questo che Murakami gliela dà la parola, innalzando il mondo felino al mondo umano, con tipi umani e incarnazioni di vizi e virtù che “sanno parlare”. Non sorprende lo straniamento che ne consegue, soprattutto quando i cani sono contrapposti ai gatti quasi seguendo la concezione orientale dello yin (il nero, l’oscurità, la negatività rappresentata dai cani) e lo yang (il bianco, la luce, la positività rappresentata dai gatti). Non è un caso infatti che i gatti nel suo romanzo agiscano e parlino solitamente di giorno e i cani (si veda il cane di Johnnie Walker) agiscano e parlino di notte.

Murakami crea abilmente e come sempre un’architettura narrativa perfetta e contorta utilizzando qui anche il gioco ad incastro. Le vicende dei due protagonisti principali si muovono parallelamente e allo stesso tempo finiscono per incrociarsi seguendo lo stesso filo conduttore rappresentato dai personaggi che ruotano attorno alle loro vite. Per cui si può dire che la struttura di Kafka sulla spiaggia preveda una costellazione di personaggi (le cui vicende si intersecano a loro volta) che ruotano attorno ai due protagonisti (i quali invece non si incontrano mai). Ho provato ad elaborare in questo schema

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 Per quanto il romanzo si lasci addosso un senso di inquietudine e tormento, acuito dal carattere profetico e visionario delle sue vicende (che come una grande profezia risultano di difficile spiegazione), il messaggio di Murakami arriva puntuale e preciso ed è anche qui (come in altri lavori suoi) positivo e incoraggiante: per quanto la vita possa mostrarsi a noi incomprensibile e come una grande profezia, per quanto ci metta a dura prova in mille modi ferendoci con duri colpi, essa è sempre un dono e una scelta. Possiamo sempre scegliere di andare avanti, di guarire, per noi e per chi non ce l’ha fatta

Hai ricevuto ferite profonde, subìto danni che ti porterai dietro per sempre. Provo una gran pena per te. Ma detto questo, bisogna che tu rifletta bene su una cosa: puoi ancora guarire. […] Puoi curarti le ferite, alzare la testa e andare avanti.[5]

Ricordare chi muore per non dimenticare la morte, per non perdere la vita è un tema altrettanto caro allo scrittore

«Vorrei che ti ricordassi di me», mi dice la signora Saeki.[6] Poi guardandomi negli occhi aggiunge: «Se tu ti ricordassi di me, non mi importerebbe nulla neanche se tutti gli altri mi dimenticassero».[7]

Quando uscito da se stesso il protagonista è a sé che ritorna, cambiato, puro e allo stesso tempo carico di significato nuovo (è arrivato ai confini del mondo, ha superato le prove scritte nel suo destino, ha fatto i conti con i fantasmi del passato, ha sconfitto la paura e i demoni), ritorna da dove è partito. È pronto per un nuovo inizio, perché la vita è sempre un viaggio, l’inizio di qualcosa, e mai solo una fine.

Superata Nagoya, comincia a piovere. Guardo le linee che le gocce formano sul vetro scuro. E mi ricordo che pioveva anche quando sono partito da Tōkyō. Penso alla pioggia che cade nei luoghi più diversi. La pioggia nella foresta, la pioggia sul mare, la pioggia lungo l’autostrada, sulla biblioteca, la pioggia che cade ai confini del mondo. Chiudo gli occhi e mi lascio andare […]. Tutt’ad un tratto mi accorgo che sto piangendo. […] Mi sono comportato nel modo giusto?, mi chiedo.

– Ti sei comportato nel modo giusto, – dice il ragazzo chiamato Corvo. – Hai fatto quello che dovevi. Nessun altro avrebbe saputo fare di meglio. Ti sei confermato ancora una volta come il quindicenne più duro e indistruttibile del mondo.

– Ma non ho ancora capito che cosa significa vivere, – dico.

-Guarda il quadro, – dice lui. – Ascolta il rumore del vento.

Annuisco.

-Ne sei capace. […] Adesso dormi, – dice il ragazzo chiamato Corvo. – E quando ti sveglierai farai parte di un mondo nuovo.

Così finalmente ti addormenti. E quando ti svegli, fai parte di un mondo nuovo.[8]

 

 

[1] Murakami Haruki, Kafka sulla spiaggia, Torino, Einaudi, 2013, p. 510.

[2] Ivi, p. 62.

[3] Ivi, p. 151.

[4] Ivi, p. 453.

[5] Ivi, p. 438.

[6] «Vorrei che ti ricordassi di me. Ti ricorderai sempre della mia esistenza, e che sono stata accanto a te come in questo momento?» chiedeva la Naoko di Norwegian wood (Murakami, Norwegian Wood, Torino, Einaudi, 2013, p. 11.)

[7] Ivi, p. 513.

[8] Ivi, p. 514.

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4 thoughts on “Kafka sulla spiaggia: la biblioteca dei mantra di Murakami Haruki tra profezia e sogno

    1. Grazie mille. Mi sono approcciata da poco a questo autore ed è la prima volta che leggo più romanzi di uno stesso scrittore uno dopo l’altro. Ho appena concluso “A sud del confine, a ovest del sole” e sto già pensando alla prossima lettura. Grazie ancora!

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